BRAND NAMING: CHE COSA SIGNIFICA TOGO360?

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BRAND NAMING: CHE COSA SIGNIFICA TOGO360?
l brand naming è un aspetto fondamentale per le aziende, spesso può bastare un nome giusto o sbagliato per diventare famosi e trendy o rimanere degli indimenticati puntini in un oceano. Occorrono studi e verifiche, approfondimenti e, perchè no, un po' di sana ironia.

 

 

I GIOCHI DI PAROLE, SPESSO, SONO MOLTO EFFICACI PERCHÈ STIMOLANO LA CURIOSITÀ E, PER QUESTO MOTIVO, FAVORISCONO IL RICORDO DI QUEL DETERMINATO BRAND E DEI SUOI PRODOTTI E SERVIZI. AL GIORNO D’OGGI TUTTO QUESTO RISULTA ANCORA PIÙ IMPORTANTE PERCHÈ LA CONCORRENZA È ALTISSIMA IN OGNI CAMPO E LA VENDITA NON INCLUDE SOLO CIÒ CHE SI PRODUCE MA TUTTA UNA SERIE DI ASPETTI ALTRETTANTO RILEVANTI DEL BRAND CHE PORTANO A UN ENGAGEMENT COL PROPRIO PUBBLICO: LA FILOSOFIA, L’ETICA, LA MISSION E – LAST BUT NOT LEAST – IL NOME..

Per questi motivi abbiamo deciso di spiegarvi che cosa significa TOGO360, perchè ce lo chiedete in tanti e perchè, in effetti, è un nome che ha una storia ben precisa che merita di essere raccontata. La questione che affronteremo oggi è proprio filologica: vi spiegheremo da dove nasce esattamente la parola “togo”. In termini storici, linguistici e semiotici, precisamente e nei minimi dettagli.

In effetti, si tratta più che altro di una leggenda, che non ha esattamente un riscontro storico e anzi, pare sia stata smentita. In altre parole, la storia fa acqua da ogni parte, però, è talmente romanzata che vogliamo raccontarvela. E poi non esiste un riscontro più valido. Falso per falso, almeno raccontiamo la versione accattivante.

Annus Domini 1920
Nel porto di Cagliari sbarca in visita la flotta giapponese, al comando Heihachiro Togo, figlio di samurai e vincitore della battaglia di Tsushima durante la guerra russo-giapponese del 1904-05.
All’epoca uno dei comandanti forse più famosi e temuti.

Grazie alla sua intelligenza tattica, alla sua maestria militare e alla sua competenza bellicosa riuscì ad infliggere all’impero Russo una sconfitta epocale. In base ai resoconti, pare si sia trattato di un colpo di…fortuna! Perché i nemici russi, anziché attenersi agli ordini, cominciarono a navigare un po’ a caso -tanto i nemici son giapponesi con le macchine fotografiche- annullando la segretezza che la missione richiedeva. L’ammiraglio Togo e la sua flotta, distrussero più della metà delle navi nemiche, subendo pochissimi danni e qualche sverniciatura alle chiglie, oltre che un leggero mal di mare.

L’ammiraglio giapponese, sbarcato a Cagliari, resta in città diversi giorni, ogni volta che lascia la sua abitazione lo fa nei modi che gli competono: lustrato e agghindato. Chiunque lo vede rimane colpito dalla sua eleganza e dal portamento. Una città fondamentalmente rurale, non può che prendere come riferimento un personaggio importante proveniente da un paese lontanissimo, esotico e vagheggiato.

In seguito si inizia a dire: “Ma ti credi Togo?!” a chi si veste elegantemente o anche: “mì Togo” a chi cerca di impreziosire la propria immagine, inizialmente in modo scherzoso. Questo costume si diffonde a tal punto che la parola “togo” diventa sinonimo di “bello”, “eccelso”, “insuperabile” o altri aggettivi di questo tipo.

In realtà non sappiamo e, forse, non sapremo mai da dove proviene filologicamente la parola “togo” ma, al momento, questo è l’aneddoto più romantico che abbiamo.

Per noi di TOGO360 tanto basta.

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